Cibo di strada, ovvero mettere su un furgoncino o un ape tutto il necessario per scaldare preparare qualcosa da mangiare in piedi, al volo, di fretta e magari senza nemmeno il tempo di masticare bene. Se provi a farlo da te, anche se prepari cose di assoluta qualità, nessuno ti fila, anzi ti prendono per un barbone mendicante. Ma se lo fai a Milano, vicino agli uffici delle multinazionali o delle banche, su un mezzo vintage, decorato da un creativo hipster....l'ape diventa un food truck... booommm, un successone! E dal successone poi arrivano le cavallette, gli improvvisati sniffatori di business supportati dai geni del marketing strafatti di Vinavil. 

Il problema però è che ciò che viene pubblicizzato dai cartelli esposti nei pressi del mezzo, raramente corrisponde a ciò che viene servito. Patate di montagna rigorosamente BIO. pollo allevato a terra, panini adottivi, farine esotiche macinate a pietra, ingredienti naturali, sani, a kilometro zero... si come no.... ad osservare la "cucina" si scopre che gli ingredienti sono imbustati e surgelati, prodotti industrialmente. Le classiche patate industriali surgelate, che francamente le trovo al discount dietro casa mia, diventano magicamente patate BIO, le impanature di pane integrale BIO a kilometro zero sono fatte con "pane" industriale pre-grattato, le "erbette della nonna" sono insaporitori di mix vari (salvia rosmarino aglio cipolla) deidratati e confezionati in busta e via dicendo.

Non ci credete? a volte data l'esiguità dello spazio di preparazione, le buste industriali le si vedono aprire sotto i vostri occhi, specie nei momenti di punta, quando la fretta prende il sopravvento e l'ecologia sana dimenticata e sacrificata in nome del profitto. Se non volete vedere lo scempio culinario, basta andare a vedere cosa c'è dentro i sacchi dei rifiuti posti nelle vicinanze dei punti vendita. A parte lo spreco di cibo (qualcuno che vorrebbe mangiare sano c'è e si acorge delle schifezze servite), lì si trovano le confezioni usate per preparare il vostro panino bio, sano, naturale... certo, certo, come no....buste e sacchi di plastica, posate piatti e bicchieri di plastica (spacciata per biodegradaile) mescolati col secco indifferenziato, complimentoni!

Ecco fatto, anche questa novità dello street food (che se lo chiamiamo col suo nome originale c'è da inorridire) è contaminata dalla bulimia del profitto dei soliti commerciaroli della fuffa, ma hipster eh? sia chiaro e su un mezzo vintage d'epoca, decorato da un creativo hipster che fa tanto fescion glàm. Ma andatevene anche voi affanchiulo!